Spiga

Ftse Mib -16/22 novembre 2009-

A mio parere fino a quando non chiude la seduta sopra i 23600 quello dal 3 novembre ad ora potrebbe essere stato solo un movimento di rimbalzo necessario per scaricare gli oscillatori vicini all'ipervenduto. Venerdi l'indice è rimasto praticamente schiacciato fra 2 medie mobili di breve e abbiamo rintracciato esattamente il 61.8 % del movimento dai max di ottobre al 3 novembre.
Quasi tutti gli indice europei hanno già disegnato la spalla sinistra e una bella testolina, mancherebbe quindi la spalla destra.
Il dubbio principale è di natura ciclica
Dal 5 ottobre al 3 novembre un t+2 corto o un t+1 lungo ?

A sensazione penso almeno ad un ritorno sulla trend oraria che sostiene i prezzi dal minimo del 3 novembre passante a quota 22600 punti. Tutto il ragionamento ribassista va a farsi benedire con chiusure sopra 23600, allora mi aspetterei quanto meno un test dei massimi e simultaneamente della ribassista di lungo periodo.

Ftse Mib -12 novembre 2009-

C'è la concreta possibilità che il ciclo intermedio è terminato con il minimo a 21801 punti registrato nella prima parte della seduta di martedì 3 novembre. Ma diversi indizi mi lasciano ancora credere come sia possibile un ulteriore gamba ribassista per questa volta realizzare concretamente la fine del ciclo. Prima ragione è di natura statistica: questo ciclo in termini percentuali offrirebbe una correzione minore del precedente, nonostante facciano parte dello stesso ciclo superiore. Secondo: le divergenze sugli oscillatori in particolare Rsi e Macd chiamavano una discesa maggiore, e il rimbalzo di questi giorni non sorprende,visto che è arrivato proprio quando doveva arrivare, cioè appena entrati in valori di ipervenduto. Terzo: il rimbalzo attuale non ha superato la forte resistenza in zona 23650 e ha arrancato a contatto con le medie mobili di breve periodo.Operativamente nel caso questa ipotesi sia corretta la discesa dovrebbe portare il nostro mercato intorno a quota 21000 punti per il 21-24 novembre. Darei invece per spacciato l'intero ragionamento nel caso di chiusure giornaliere sopra i 23650, in tal caso allora darò per partito l'intermedio il 3 novembre e target al rialzo saranno i massimi di ottobre a 24500 e poi sopra i 26200
Vedremo.. alla prossima..

Unicredit


Questo è il grafico di Ucnicredito..che per via della sua capitalizzazione è praticamente borsa italiana. Il titolo ha perso la trend di medio dopo essere salito in divergenza per 3 mesi,e ha rimbalzato con Rsi ormai in ipervenduto e dopo aver toccato i massimi di maggio, che erano il primo target ipotizzato in caso di rottura della trend di medio periodo.
L'azione ha oscillato nelle ultime sedute dentro un triangolo simmetrico creando una situazione di compressione, notare anche i volumi in calo costante.
Lunedì prossimo il titolo molto probabilmente stapperà da una parte o dall'altra, sicuramente con una candela vistosa e volumi elevati... ma verso dove? La figura sembra di continuazione del trend di breve periodo che adesso è short. In caso di rottura inferiore i prezzi in poche sedute raggiungerebbero i 2.04 euro. Vedremo...

115 funerali

Superati di slancio i 100 fallimenti bancari settimana scorsa, durante questo weekend si è giunti a quota 115, ci hanno lasciato la California National Bank,BankUSA, Citizens National Bank, Madisonville State Bank, North Houston Bank, Pacific National Bank, Park National Bank, San Diego National Bank, e la Community Bank of Lemont. 9 caduti in un solo bollettino. Già superato quando mancano ancora 2 mesi alla fine dell'anno il numero di fallimenti del 1992 durante la crisi del credito e risparmio. Chiusure comunque previste e il numero di queste piccole banche fallite è ancora destinato a crescere. Non preoccupano più di tanto dunque, ciò che ha fatto tremare i mercati questo venerdì è invece la situazione di Cit Group, che non è riuscita a risolvere i problemi e nei prossimi giorni dovrebbe fare ricorso al Chapter 11.Inoltre il dato sul Pil americato, che fa gridare qualcuno al miracolo e alla fine della recessione, è frutto di un massiccio intervento statale, in particolare grazie agli incentivi alla rottamazione per il mercato dell'auto e agli sgravi fiscali per l'acquisto della prima casa. Senza questi interventi la crescita sarebbe pari a zero o lì vicino, e questo fattore G (spesa pubblica) prima o poi dovrà verire meno.I dubbi del governatore Draghi che cercano di smorzare l'ottimismo convinto del Premier sono l'evidente segnale di come non bisogna lanciarsi a facili entusiasmi. La situazione è tutto tranne che chiara e rosea.

Ftse Mib -28 ottobre 2009-

La chiusura del ciclo intermedio è scattata, il nostro indice ha perso 2 mila punti in poche sedute e oggi si è fermato sulla trend che unisce i minimi del 9 marzo e del 13 luglio. Adesso c'è da vedere se il rimbalzino per scaricare l'ipervenduto di breve termine partirà domani o solo dopo la rottura della trend e quindi come tentativo di pullback della stessa. Comunque sia, target del movimento correttivo restano i 20700 punti (massimi di giugno) e considerando la velocità di discesa il raggiungimento di quel livello resta anche da un punto di vista temporale abbastanza probabile. L'attuale mensile partito il 5 ottobre ha rotto il suo valore iniziale di partenza, provocando un vincolo ribassista, e a meno di troncamenti (che brutta parola!) la sua scadenza è prevista per metà novembre. Alla prossima...

Analisi Titolo Unicredit

Ultima seduta della settimana trascorsa pesante per Unicredit, sulle voci di una trimestrale deludente e sull'incertezza riguardo il prossimo ADC. Rotta la trend di breve periodo e perforate anche le medie semplici a 20 e 50 con volumi in aumento nonostante il divieto di short sull'azione. Adesso nelle prossime sedute si decide lo scenario di medio periodo, con il livello a 2.43/2.45 euro che vede la coincidenza di un importante supporto statico e della trend che unisce i minimi di marzo e di luglio. Da segnalare la chiara divergenza di Rsi ( divergenza ribassista presente anche in altri oscillatori) che chiama una correzione importante. Tecnicamente alla rottura della trend di supporto, e dopo i classici movimenti di pull back, la discesa andrebbe a continuare per un ulteriore 12/15 % fino ai 2.12/2.15 euro, zona dei massimi di maggio. Vedremo.. alla prossima.

Euro/Dollaro

é ormai chiara la correlazione fra mercati azionari e l'andamento del dollaro. Il cambio euro/dollaro pesa per il 57 % sulla quotazione dell' Usd Index, ed è logico quindi che dall'andamento di tale cambio si determinerà il futuro del trend azionario.Il grafico settimanale del cross mostra come i prezzi siano stati in grado di superare la forte resistenza a 1.495 che chiamerebbe un ulteriore allungo fino a 1.535, valore che rappresenterebbe l'ultimo ostacolo per un ritorno sui massimi assoluti. Qualche interrogativo viene suscitato dalla fann di Gann che fa da resistenza e dall'Rsi entrato anche su scala settimanale in zona di ipercomprato. Dal punto di vista operativo: sopra i max di settimana scorsa rapida ascesa fino a 1.53, sotto 1.495 si potrebbe parlare di short con target a 1.43.

Quota 99

Venerdì scorso la 99° banca americana nel 2009 ha chiuso i battenti. L'ultimo nome della lista è la Banca San Joaquin di Bakersfield in California. L'istituto di credito appena chiuso era relativamente piccolo con asset per 775 milioni di dollari e depositi per 630 milioni. Questo fallimento non sorprende poiché la situazione di difficolta dei piccoli istituti di credito americani è già nota da tempo. La stessa FDCI, l'agenzia governativa che garantisce la sicurezza dei depositi di 8246 istituti ha stimato che nel periodo 2009-2013 il ritmo di fallimenti continuerà ad essere elevato anche se colpirà (si spera) i piccoli istituti di credito. Infatti nonostante la crisi finanziaria attuale è forse la peggiore dal 1929 i fallimenti bancari statunitensi sono ancora notevolmente al di sotto del periodo 1990-1993 quando imperversò la crisi del credito e del risparmio. Tuttavia, la dimensione degli utimi default è diminuita, e il record appartiene alla Washington Mutual, chiusa nel settembre 2008, che possedeva asset per 307 miliardi di dollari. I piccoli fallimenti sono ampiamente scontati dal mercato, solo un nuovo passo falso da parte di un colosso può riportare il panico fra gli investitori. Fra i candidati a una brutta fine resta in pole position Cit Group, uno dei più importanti finanziatori di piccole e medie imprese americane, che sta facendo di tutto per evitare il collasso. Vedremo.. alla prossima....